Il “rilancio” ci sarà davvero?

Il Decreto Rilancio comprende più di 250 articoli e prevede numerosi interventi a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori. Si tratta di un provvedimento economico che ammonta a un totale di 55 miliardi di euro per fronteggiare la crisi generata dal COVID-19.

Tra le principali misure adottate per agevolare imprese, detentori di partita IVA, lavoratori autonomi e professionisti in questo difficile periodo vi sono:

  • Contributo a fondo perduto per commercianti, artigiani, professionisti e piccole imprese con ricavi fino a 5 milioni di euro. Nello specifico, l’indennizzo sarà proporzionato sulla base del fatturato perduto nel mese di aprile 2020 rispetto a quello dell’aprile 2019.  Sono invece previste detrazioni d’imposta su aumenti di capitale non al di sotto dei 250.000 euro da realizzare entro l’anno per le imprese con fatturato da 5 a 50 milioni che abbiano registrato almeno il 33% di perdita nei mesi di marzo e aprile. Infine, le grandi imprese potranno contare sul sostegno della Cassa deposti e prestiti;
  • Bonus di 600 euro per liberi professionisti erogato anche per il mese di aprile a tutti coloro che lo avevano già ricevuto a marzo. L’importo del bonus salirà a 1.000 euro a maggio, ma potranno avvalersene solo coloro che dimostreranno un calo del 33% avvenuto nel secondo bimestre del 2020 rispetto al fatturato nel medesimo periodo del 2019;
  • Cancellazione della rata Irap per imprese e lavoratori autonomi fino a 250 milionidi euro di fatturato e abolizione dell’Imu per alberghi e stabilimenti balneari previste nel mese di giugno;
  • Abolizione della tassa sull’occupazione di spazi e aree pubbliche fino a fine ottobreper tutti gli esercenti che occuperanno il suolo pubblico per ottemperare alle norme del distanziamento sociale;
  • Crediti di imposta pari al 60% per l’adeguamento e la sanificazione dei luoghi di lavoro nel rispetto delle norme necessarie a garantire la tutela dei lavoratori e della clientela nella riapertura degli esercizi aperti al pubblico durante il periodo dell’emergenza;
  • Rinvio dei versamenti e della notifica delle cartelle esattoriali a settembre 2020;
  • Cassa integrazione fruibile per 18 settimane (anche se in periodi differenti: 14 settimane tra febbraio e agosto e altre 4 settimane tra settembre e ottobre) e stop ai licenziamenti per 5 mesi.

Non mancano però scetticismi e critiche. Secondo alcuni il taglio dell’Irap non doveva avvenire in modo così indiscriminato, ma fondarsi piuttosto su una riforma fiscale sistematica.

Molti, invece, si domandano se le imprese avranno la possibilità di riprendersi nel lasso di tempo coperto dai fondi destinati alla cassa integrazione e che cosa accadrà a fine anno, paventando delocalizzazioni, licenziamenti e chiusure.

Un altro dubbio riguarda l’aumento a 1000 euro del bonus alle partite Iva e ai lavoratori autonomi. C’è chi si chiede se la selezione di specifici destinatari riuscirà a bilanciarsi con l’aumento stesso del bonus.

Inoltre, il Decreto Rilancio non soddisfa in termini di libertà concesse alle imprese e il timore di un’eccessiva burocratizzazione getta già ombra sull’efficienza delle banche e degli enti di provvidenza sociale.

Scontenti anche i gestori del settore turistico che non solo ritengono insufficienti i contributi previsti per le spese di sanificazione e adeguamento degli spazi aperti al pubblico, ma avrebbero preferito che il bonus vacanze per le famiglie fosse convertito in contributi diretti per le aziende.

E voi che cosa ne pensate? Siete d’accordo con i provvedimenti presi dallo Stato oppure no? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti.